Vademecum per il motociclista.
Viaggiare in moto è un'operazione che richiede ordine e tattica e che, in cambio, offre soddisfazioni davvero grandiose, ecco alcune indicazioni e molti consigli pratici su come attrezzarsi per affrontare serenamente la vostra "motoavventura"

Abbigliamento

La moto c'è ed è a posto, l'itinerario è studiato sulla carta, le informazioni sono state raccolte, i documenti sono in regola, il budget è sufficiente, i compagni di viaggio simpatici e affiatati: quasi tut­to è pronto per partire, manca solo l'equipaggiamento individuale. E non è cosa da poco: un errore nella scelta dell'abbigliamento può davvero rovinare un viaggio. Pensate alla disperazione generata da un paio di giorni di pioggia battente e da un abbassamento repentino della temperatura a cinquecento chilometri da casa e, magari, con nessuna ferramenta aperta per comprare un paio di stivali di gomma o un capo impermeabile L'estate, e il clima italiano in particolare, sono davvero cattivi consiglieri: l'afa ' e il soie che risplende senza nubi da qualche giorno, invitano ad abbandonare ogni logica e a partire "alla leggera". Un paio di jeans e una maglietta, ai piedi scarpe da ginnastica e un giubbottino leggero per la sera: questo è, assieme ad uno striminzito caschetto jet, l'abbigliamento scelto dagli improvvidi che, a meno di una fortuna clamorosa, passano poi l'inverno a recriminare sulle carenze di equipaggiamento che gli hanno guastato le ferie. Già l'acquazzone improvviso, la bruciatura sulla coscia causata dallo scarico rovente, l'insetto che centra con millimetrica precisione l'unico lembo di epidermide scoperta ai 130 orari, la bronchite che colpisce dopo un paio di passi alpini affrontati con il giubbotto jeans... Parafrasando i filosofi classici, è qualcosa di "pesante" che sta all'opposto della Ieggerezza" rappresentata dai viaggi organizzati in aereo più pulman. Se avete scelto di viaggiare in moto dovreste essere già sulla buona strada e aver capito che non è la meta che interessa maggiormente, ma è proprio il viaggio in sè, chilometro dopo chilometro. Quindi, testa sgombra da nervosismo e fretta (per tutto ciò basta e avanza la vita di tutti i giorni), occhi aperti, molta attenzione e un equipaggiamento mirato alle vostre esigenze.
Se state leggendo questo "speciale" siete già partiti con il piede giusto. ma è meglio approfondire, dalla testa ai piedi, la vostra dotazione. Prima, però, una doverosa segnalazione: se viaggiate in coppia scegliete un equipaggiamento omogeneo per pilota e passeggero: non si può dotare il "secondo" di un abbigliamento inadatto o di ripiego. Anche se non ha il manubrio tra le mani, è pur sempre un essere umano e non lo si può condannare a un viaggio di stenti solo per risparmiare poche "centomilalire". Mille chilometri al giorno con un casco da ciclomotore e un giubbotto svolazzante metterebbero in ginocchio il più duro dei raidman, figuriamoci una sventurata fidanzata o un amico sprovveduto.
Altra importantissima norma è quella di collaudare il vostro equipaggiamento in un paio di uscite prima del viaggio vero e proprio. Una sgroppata fuoriporta è spesso sufficiente a far emergere carenze che sarebbe drammatico scoprire a centinaia di chilometri da casa. Provate e riprovate il casco, gli occhiali, la tuta, i guanti: ogni dettaglio deve servire a farvi godere la vacanza, a migliorare la vostra sicurezza e non il contrario. Ricordate questo consiglio: l'improvvisazione e la superficialità non fanno parte dei bagaglio dei mototurista e soprattutto non pensate, neppure per un momento, che la razionalità sia un freno al divertimento: in moto è l'esatto contrario. Altrimenti, è meglio dimenticare le due ruote e rivolgersi a ottimi viaggi organizzati e comodi villaggi-vacanza.

Cosa mettere in testa

Con l'eccezione "legale" di qualche stato degli USA e con quella illegale e incomprensibile tolleranza di qualche parte dell'Italia, il casco è obbligatorio ovunque. La sicurezza, specie lontano da casa o in zone prive di efficiente servizio sanitario, è l'aspetto principale da considerare nel viaggio in moto. Quindi, l'accessorio numero uno è proprio il casco: ma di che tipo? Integrale, Jet o stile chopper? Inutile ricordare che l'integrale è il più sicuro ed anche quello maggiormente confortevole nel caso di lunghe percorrenze. Senza dubbio, nel caso di itinerari "europei" fatti di lunghi trasferimenti autostradali, la protezione offerta ai vortici d'aria e agli insetti è davvero superiore a quello di qualunque altro casco. Se poi incontrate la pioggia, con un integrale in testa si può continuare senza troppi problemi. Il rovescio della medaglia è costituito dalla circolazione d'aria limitata in caso di percorsi urbani sotto il sole e ad alte temperature e nell'effetto "chiuso" che limita molto il contatto con il mondo esterno. Il casco integrale poi presenta un altro svantaggio, specie nelle zone di mare: dopo una giornata in spiaggia, magari con i capelli "conditi" da sabbia e salsedine, a parecchi sparisce la voglia di indossarlo. A questo punto ci sentiamo di consigliare il vero protagonista dei turismo, ovvero il casco tipo jet (cioè con la parte anteriore aperta), magari completato da una visiera trasparente di adeguato spessore che si alza e si abbassa come la celata di un elmo. Questi caschi, in voga fin dagli anni Sessanta in Formula Uno, sono stati da qualche tempo riproposti da fabbricanti europei e giapponesi e rappresentano un ideale compromesso tra protezione e praticità. In genere hanno un ottimo comportamento sino ai 140 orari (una velocità più che adatta ai turisti) e inoltre possono essere agevolmente aperti, magari per una sosta, per inforcare un paio di occhiali da sole o per scattare una foto di un bel paesaggio. Queste "pratiche" sono decisamente meno facili con l'integrale. Scendendo di categoria, troviamo i jet "aperti": si tratta di caschi comodi e leggeri ma che offrono una protezione limitata o nulla al viso sia dai traumi sia da incontri ravvicinati, magari in velocità, con insetti e altri corpi contundenti. A questo tipo di casco è necessario accoppiare un occhiale protettivo tipo cross; evitate un comune occhiaie da sole perché, in caso di incidente, la lente in vetro potrebbe rompersi e danneggiare l'occhio. Inoltre il bulbo oculare è sensibile all'azione dell'afla (magari combinata a quella di polvere, gas di scarico e polline) e quindi si può rischiare un'infiammazione che potrebbe rovinare la vacanza. Nel dubbio, meglio prevenire. I caschetti tipo ciclomotore o da chopperista estremo vanno, come minimo, integrati da occhiali protetti­vi: sono indubbiamente i più comodi, leggeri e "freschi", ma anche i meno protettivi. Controllate almeno che abbiano l'omologazione europea, anche per evitare contestazioni.
Esistono anche caschi di tipo "componibile", uno stile inventato dalla BMW e oggi proposto anche da fabbricanti di altri Paesi, soprattutto italiani. In sostanza si tratta di integrali con la parte anteriore sollevabile per lasciare libero il viso. Risultano più pratici degli integrali tradizionali e sono (come i migliori tra questi ultimi) dotati di un sistema di circolazione interna dell'aria. Il casco, però, spesso è già "in casa", oppure può essere prestato da qualcuno (anche se sconsigliamo questa pratica: si tratta dei più personale e importante degli accessori). Se ne acquistate uno nuovo, va provato con cura. La taglia corretta è quella che , una volta indossato, si fa sentire leggermente sulle tempie e sul viso (nel caso dell'integrale), poiché con l'uso l'imbottitura si lascia un po' andare. Per valutare bene, tenetelo indossato per qualche minuto almeno: non deve stringere da essere fastidioso, altrimenti il mai di testa è assicurato; né muoversi sulla testa, altrimenti si perdono protettività e sicurezza. In ogni caso, la visiera deve essere ben pulita o, meglio, nuova. Anche questo è importante: vederci bene è un aspetto fondamentale per la sicurezza, e una visiera rigata o graffiata è potenziale fonte di guai. Nel dubbio, sostituitela senza pensare al risparmio. Caschi di policarbonato vecchi, oppure vittime di incidenti, magari con cinturíni consunti, vanno tenuti nel museo personale oppure gettati senza pietà nel cassetto. La vostra testa, anche nel peggiore dei casi, vale più del paio di biglietti da centomila necessari all'acquisto di un casco nuovo. Volendo salire di prezzo, si superano i 770,00 euro senza problemi, ma sono soldi ben spesi.
Per evitare spiacevoli sparizioni del casco una volta scesi dalla moto, è meglio poter contare su un antifurto, se la moto non ne è dotata di serie. Se ne trovano di vari tipi presso gli accessoristi e, di solito, vanno fissati al portapacchi; controllate che siano compatibili con il casco. In caso contrario, utilizzate le sottili "spirali" in treccia metallica che vendono nei negozi di biciclette: non sono impenetrabili ai ladri, ma meglio di nulla.....

Giacche tute e pantaloni

Confort=sicurezza. Questa semplicissima formula racchiude in sè la filosofia che ispira ogni produttore di capi "tecnici" destinati al motociclista. Infatti, guidare nelle condizioni ottimali si traduce in minor fatica, e si sa che la stanchezza, insieme allo stress, costituisce un'indubbia fonte di pericolo per chi va in moto.
Caldo, freddo, umidità infastidiscono non poco il mototurista e possono rovinare un viaggio, quindi sono i veri nemici da combattere. Senza dubbio, il "catalogo" proposto dai fabbricanti è sterminato e quindi, anche in base al portafoglio e alla meta scelta, è bene fare alcuni importanti "distinguo". La tuta in pelle è, da sempre, il capo per eccellenza dei motociclista grazie alle sue doti di protettività e per la traspirabilità di cui è naturalmente dotata. Il segreto della tuta in pelle è tutto nella "materia prima", ovvero nella pelle bovina, un materiale naturale dalle grandissime qualità: protegge dalle abrasioni, isola dal freddo e dal caldo, crea una barriera per l'aria, senza però impedire alla nostra pelle di respirare correttamente. I migliori fabbricanti utilizzano pelle bovina conciata e colorata in spessori che vanno da poco più di un millimetro a quasi due. La tuta è frutto dell'assemblaggio di tante "tessere" di pelle, unite tra loro da robuste cuciture in filo di Nyion; su alcuni capi trovano posto anche inserti in Kevlar tessuto. All'interno c'è una fodera in cotone o poliestere traforato; inoltre questo capo è reso ancor più sicuro da una serie di imbottiture realizzate in materiali diversi (elastomeri e stampati plastici) poste nelle zone più delicate ed esposte dei corpo dei pilota. Questi “gusci" protettivi, che hanno il compito di smorzare i traumi, sono posti sulle gambe, sulle ginocchia, sulle spalle e sulla schiena. Di norma sono inseriti tra tuta e fodera, ma possono anche essere "annegate" nella pelle stessa (come fa Dainese nella sua gamma più evoluta).
La tuta in pelle è quindi uno tra i capi più protettivi in assoluto e il fatto che sia usata dai piloti in pista non fa che confermare quanto detto. Presenta però alcuni innegabili svantaggi, che si fanno evidenti una volta scesi dalla moto. La tuta, vera pelle del motociclista quando è alla guida, è infatti un capo piuttosto ingombrante e poco adatto alla "vita civile". Ad esempio, non è comoda al ristorante e neppure nel corso di una visita di un museo e, una volta smessa, occupa parecchio spazio.
Per il turismo, fortunatamente, esistono tute specifiche, meno "pistaiole" ma altrettanto protettive. Innanzitutto sono in due pezzi, cioè divisibili tra giubbotto e pantalone mediante una cerniera lampo, e sono tagliate in maniera meno esasperata. Va infatti ricordato che le tute sportive da pista sono perfette nella posizione di guida, ma terribilmente goffe in quella eretta, quindi le turistiche sono decisamente più versatili; ve ne renderete conto facendo una prova comparativa in un motosalone. Inoltre, i giubbotti di queste tutte sono ben sfruttabili anche scesi dalla moto, quasi come un normale capo d'abbigliamento e, se scegliete il classico colore nero, oppure le grafiche "revival anni Settanta" sarete presentabili anche in una serata in ambiente non proprio motociclistico.
Un altro difetto della tuta in pelle è il prezzo non proprio accessibile a tutti, ma non dimentichiamo che i materiali e la lavorazione sono quasi sempre curati e la durata di questo capo è davvero lunghissima: si tratta quindi di un investimento che si ripaga nel tempo e che in cambio offre una grande protettività e un confort di guida decisamente elevato.

I capi tecnici

Grazie alle più recenti scoperte nel campo dei nuovi materiali tessili ( filati di sintesi), il guardaroba del motociclista si è parecchio evoluto con l'arrivo di completi fatti davvero su misura per le esigenze di macina parecchi chilometri in moto. Le esigenze del mototurista erano chiare da tempo: serve un capo impermeabile ma traspirante, protettivo e resistente a strappi, colpi e abrasioni ma confortevole a tempo stesso. Un compito decisamente impegnativo, risolto in maniera davvero brillante dai fabbricanti, grazie soprattutto alla ricerca e alla tecnologia degli "strati specializzati". Un capo "tecnico", infatti, è costítuito da vari strati, ognuno dei quali realizzato in un materiale diverso, "specializzato" in un particolare compito; diciamo che il capo "tecnico" è composto da tanti "specialisti" che lavora­no in équipe, l'esatto contrario della tuta in pelle, in cui il pellame bovino si comporta come un valido universale in grado di offrire buone prestazioni in varie speciaiità.
Prendendo ad esempio un evoluto capo turistico, dall'esterno troviamo uno strato di filato di Nyion (che ha vari nomi commerciali: Cordura ecc.) spesso rinforzato con tessuto dalle elevate caratteristiche e resistente anche all'abrasione. Tale tessuto può es­sere anche trattato superficialmente con Tefion per aumentare le doti di impermeabilità. Quest'ultima, però, viene assicurata da una membrana microporosa (Gore-Tex o altre denominazioni commerciali. H2Out dei capi Spidi) che consente il passaggio delle molecole di vapore acqueo (sudore) senza però lasciar penetrare le indesiderate gocce d'acqua. t una lotta sul filo delle frazioni di micron che permette al motociclista di restare asciutto anche in caso di pioggia, senza però essere immerso in una specie di sauna malsana, i produttori si sono specializzati nell'utilizzo di queste fibre, riuscendo a unire le doti tecniche dei materiali a dettagli, frutto dei loro studi, che consentono la realizzazione di capi davvero per­fetti per il turismo: parliamo di chiusure come minimo doppie, di manicotti posti sui polsi per evitare che l'acqua possa risalire l'avambraccio, di zone di ritenzione dell'acqua e di altri "trucchi" frutto dell'esperienza fatta dai collaudatori e dai normali motociclisti con i quali questi fabbri­canti hanno sempre un rapporto molto stretto.
E’ anche importante che un capo non svolazzi durante i tratti veloci, e quindi troviamo parecchie cinture e cinturini in velcro che hanno il compito di far aderire il capo al corpo per evitare l’effetto vela e svolazzamenti alla lunga fastidiosi. All'interno troviamo una o più fodere staccabili, realizzate in vari materiali (Pile, Agugliato, Alluminio) che hanno il compito di coibentare il corpo, trattenendone il calore. Per il problema opposto, e cioè il caldo, esistono spesso aperture strategiche con lampo o velcro che, utilizzate, consentono una circolazione d'arìa all'interno della giacca e dei pantaloni. Non mancano neppure le protezioni, analoghe a quelle delle tute in pelle e composte da un primo strato in materiale flessibile ma resistente e da uno o più strati sottostanti in materiale espanso morbido che ha il compito di scaricare le forze su una superficie più ampia. inutile segnalare l'utilità di queste protezioni che innalzano di parecchio il livello di sicurezza dei capo tecnico. Un completo di questo tipo, e cioè impermeabile, traspirante, con interni staccabili e protezioni antiurto, è il capo più indicato per il turismo, soprattutto per la sua grande flessibilità d'impiego in relazione alle temperature esterne. Costa abbastanza ma può essere usato davvero tutto l'anno, anche per recarsi in ufficio, visto che la giacca somiglia molto a un indumento sportivo e può essere anche indossata sopra all'abbigliamento convenzionale. Controllate che il capo sia dotato di inserti fotoriflettenti, realizzati in plastica prismatica o tessuto con inseriimenti di vetro macinato, che riflettono la luce dei fari aumentando la visibilità dei motociclista di notte o in condizioni meteo sfavorevoli o, ancora, nei passaggi in galleria.

Guanti e stivali

Secondo una ricerca effettuata in Germania, il motociclista ha, in caso d'incidente, un punto debole soprattutto: la caviglia; inoltre, se seguite lo sport, saprete certo che le fratture alle ossa della mano costituiscono una robusta percentuale nei traumi dei piloti del mondiale. Questo è la conseguenza dello sviluppo dell'equipaggiamento dei motociclista: la testa è sempre meglio protetta dal casco e il corpo e gli arti sono salvaguardati dalla tuta e dalle sue imbottiture; re­stano quindi scoperte le caviglie, i piedi e le mani. Detto questo, anche nel turismo bisogna considerare che le estremità vanno tutelate.
Gli stivali in moto sono davvero indispensabili: certo, quelli più evoluti e costosi da pista con inserti in carbonio forse non sono necessari, ma calzature adeguate (e cioè qualcosa di più di una scarpa da basket, tanto per capirci) lo sono in ogni caso. Presso quasi tutti i produttori trovate quelli più casual, simili ai "texani", dotati di robuste suole scolpite e di una tomaia in pelle che protegge adeguatamente piede e caviglia. Questi stivali consentono di camminare con naturalezza ovunque, anche in momenti non motociclistici. Sono validi anche i classici stivaloni neri in pelle, quelli che piacciono tanto nel Nord Europa, soprattutto quelli di alta gamma che hanno la membrana in Core-Tex e consentono un'ottima traspirazione. Inoltre, lo stivale protegge da urti contro corpi contundenti ed eventuali insetti "corazzati" che possono colpire nella zona della caviglia. Sono quindi un componente irrinunciabile nell'equipaggiamento del turista. Se andate molto a nord, oppure se scegliete itinerari con grande percentuale di ster­rato, orientatevi senza dubbio su calzature adeguate, magari di derivazíone trialistica. Sono più morbidi di quelli da cross, hanno la suola scolpita e consentono un'ottima deambulazione, oltre a costare molto meno di quelli crossistici. Passiamo alle mani: i quanti si portano sempre. Ce ne sono di tutti i tipi e di tutti i materiali. la pelle (ovina o bovina) consente un'ottima sensibilità e una traspirazione ottimale, ma esistono anche proposte in tessuti sintetici multistrato in cui la parte portante è in Cordura o analoghi filati di Nylon che garantiscono anche una totale impermeabilità e traspirabilità assoluta, sempre grazie alle membrane microporose. I quanti sintetici hanno anche il vantaggio di essere lavabili in lavatrice e quindi, anche dal punto di vista igienico, sono all'avanguardia. Anche il quanto si è evoluto e troviamo proposte altamente protettive con inserti in Kevlar e fibra di carbonio: sono costosi ma proteggono di più di un guanto in sola pelle. A voi la scelta, l'importante è centrare il tipo giusto e soprattutto la misura giusta: non devono stringere troppo, ma nemmeno essere larghi. Anche il guanto va scelto in base alla meta: se vi recate in un'isola greca in luglio, l'ideale è un guanto traforato che lasci passare l'aria (vanno bene anche quelli da cross, in genere molto economici), mentre per climi più freddi e piovosi un guanto con membrana in Gore-Tex è caldamente consigliabile.

Cosa fare quando piove

Viaggiare in moto è un'arte che non si impara in pochi giorni e anche l'equipaggiamento richiede esperienza. Certo, con un completo impermeabile "top", un'accoppiata quanti-stivalì dì questo tipo e un casco da un mi­lione e mezzo, le sorprese sono poche, ma... non basta. Ad esempio non dimenticate mai, per nessun motivo), a fascia elastica per le reni. Da quelle in tessuto elastico (ti­po Gibaud che si trovano in farmacia), a quelle specifiche per moto in materiale elastìco, questo accessorio non può mancare nella vostra dotazione, pena dolorose rappresaglie da parte della schiena. Sceglietela secondo i vostri gusti ma non dimenticala, specie se siete in sovrappeso o avanti con gli anni. Se pensate di viaggiare in posti caldi scegiíete quelle traforate da cross che fanno passare l'aria, ma sostengono le reni alla perfezione. E se piove? Nessun problema, anche se il vostro equipaggiamento non è al top: basta una tuta in Nyion nastrato da tenere sempre a portata di mano. Occupa poco spazio e tiene lontana l'acqua, però va tolta appena spunta il sole, pena una sauna garantita. Le tute antiacqua, infatti, non sono assolutamente traspiranti.
Per mani e piedi, senza scendere ai folcloristici sacchetti per la spazzatura fermati con il nastro adesivo o ai guanti da massaia per lavare i piatti (che comunque costituiscono un'ottima scelta d'emergenza) esistono sopraguanti e soprastivali impermeabili: costano poco e, soprattutto, occupano poco spazio. Per finire, una raccomandazione: attenti ai contatti tra l'abbigliamento antiacqua e le parti meccaniche arroventate. Infatti, questi tessuti non resistono al calore, nemmeno per un'istante.

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