SCHEDA TECNICA
BMW R80GS
1980-1987
Motore: quattro
tempi, bicilindrico contrapposto longitudinale con teste e cilindri in
lega leggera.
Alessaggio e corsa: 84,8x70,6 mm
Cilindrata: 797,5 cm3
Rapporto compressione: 8,2:1
Potenza massima: 52 CV a 6500 giri/min
Coppia massima: 5,785 kgm a 5000 giri/min
Distribuzione: a valvole in testa comandate da aste e bilancieri.
Diametro valvole: 42 mm aspirazione; 38 mm scarico.
Accensione: elettronica Bosch
Alimentazione: con due carburatori Bing V 64/II con diffusore da 32
mm.
Lubrificazione: forzata con pompa e olio contenuto nella coppa del
carter.
Capacità lubrificante: 2,26 l.
Trasmissione: ad ingranaggi elicoidali con rapporto 2,07 (29/14)
Frizione: monodisco a secco da 200 mm di diametro con molle a
membrana.
Cambio: in blocco a cinque rapporti a cascata d'ingranaggi con
innesti frontali, rapporti interni 2,125-1,380-1,00-0,806-0,7249
Trasmissione secondaria: ad albero con giunto torsionale elastico e
coppia conica, rapporto 3,36 (37/11).
Telaio: in tubi d'acciaio a sezione ovale a doppia culla chiusa.
Interasse 1465 mm.
Inclinazione canotto: 28°85'
Avancorsa: 117 mm.
Sospensione anteriore: forcella teleidraulica BMW con steli da 36
mm e 200 mm d'escursione.
Sospensione posteriore: forcellone monobraccio con gruppo
molla/ammortizzatore idraulico Bilstein regolabile su 3 posizioni.
Ruote: a raggi in lega leggera Akrot da 1,85x21 e da 2,15x18
Freni: anteriore a disco Brembo da 260 mm, posteriore a tamburo da
200 mm.
Lunghezza max: 2230 mm.
Altezza sella: 900 mm.
Peso a secco: 167 chili.
Capacità serbatoio:19,5 litri.
Velocità max: 168 km/h
Consumo medio: 20km/l.

Immagini della
Paris-Dakar
1981-83-84-85-87
|
|
|
BMW
R 80 GS
il boxer
da fuoristrada
|
|
E’
stata presentata nel 1980, suscitando più perplessità che
consensi. Ma le vittorie “africane” e l’equilibrio delle
prestazioni in qualsiasi circostanza d’impiego ne hanno
decretato prima il successo commerciale e poi quello
d’immagine, imponendo una tendenza che tutti hanno seguito.
|
|
|
|
Quando
si apre il Salone di Colonia del 1980 le enduro stradali, come
vengono chiamate le varie monocilindriche a quattro tempi che
sono realizzate per consentire un buon utilizzo su qualsiasi
tipo di terreno, sono già le signore, o quasi, del mercato
motociclistico. Nella sfida tecnico-commerciale che sembra
coinvolgere solo le aziende giapponesi, proprio in occasione
dell’esposizione di Colonia però, s’inserisce anche la BMW
presentando la R 80 GS, (La sigla corretta è R80G/S la barra
venne tolta con l'arrivo della R 100 GS nel 1987) . Più che una nuova concorrente per le
varie monocilindriche giapponesi la moto tedesca
“rivoluziona” il concetto che sembrava dover caratterizzare
questi modelli. Quella della Casa bavarese, anche se la
produzione motociclistica avviene nello stabilimento di Berlino,
è una proposta shock: la R 80 GS è una bicilindrica di grossa
cilindrata che di fuoristradistico non vuole avere solo
l’aspetto. Infatti, la nuova moto, dove il numero 80 equivale
alla cilindrata di 800 cm3 e le lettere GS sono
l’abbreviazione di Gelande Sport, diventa anche la prima vera
maxi moto di fuoristrada. La R 80 GS segna una svolta che a
breve coinvolgerà anche le altre aziende, diventando il termine
di paragone su cui confrontarsi.
A differenza di quanto s’era verificato negli anni precedenti,
con alcuni modelli della produzione inglese che avevano cercato
d’imitare la filosofia costruttiva fuoristradistica con
argomenti di natura estetica, quello della R 80 GS non è solo
un esercizio stilistico. Pur rimanendo fedele al principio del
motore a due cilindri orizzontali contrapposti e della
trasmissione secondaria ad albero, che hanno caratterizzato
tutta la sua produzione, la BMW riesce ugualmente a realizzare
una moto rivoluzionaria e all’avanguardia.
La BW vanta una lunga tradizione fuoristradistica, come abbiamo
ricordato nel servizio pubblicato sul N. 89 parlando della R 66,
ma la R 80 GS è la prima moto che viene realizzata
espressamente per soddisfare anche l’impiego fuoristrada. A
differenza di quanto s’era verificato in precedenza, non si
tratta di un parziale adattamento di una versione
“stradale”, nonostante questo nuovo modello sia costruito
nel rispetto della tradizione tecnica della Casa.
|
|
Forcellone monobraccio
Fin
dall’esame estetico la R 80 GS lascia emergere il suo carico
di innovazioni tecnologiche, pur senza tagliare il legame con
passato. Ad osservarla dal lato destro emergono tutti i tratti
caratteristici della scuola BMW, con la trasmissione cardanica
contenuta dentro il braccio del forcellone. La grande sorpresa
viene guardandola dal lato opposto, caratterizzato dalla
mancanza del braccio del forcellone. Apparentemente è una
scelta che può lasciare perplessi, soprattutto in
considerazione della mole della moto. Senza poi trascurare che
gli esemplari derivati dalla R 80 destinati ai piloti ufficiali
per essere impiegati nelle competizioni di regolarità o nei
grandi rally africani sono equipaggiati con il forcellone
tradizionale a due bracci. La decisione di impiegare un
forcellone monobraccio per la sospensione posteriore viene
motivata dai tecnici della BMW in funzione di un sensibile
risparmio di peso e, nonostante si potrebbe pensare al
contrario, di resistenza torsionale. Rispetto ad un forcellone
tradizionale, il “monolever”, come viene definito quello
della BMW, pesa 7 chili in meno e l’aumento della resistenza
torsionale è maggiore del 30%. A questi vantaggi si devono
sommare quelli determinati dalla maggior rapidità di smontaggio
della ruota e maggior facilità di regolazione del singolo
gruppo molla/ammortizzatore, nonostante questo costituisca
l’unico elemento elastico e quindi sia sottoposto a maggior
lavoro. Il gruppo molla/ammortizzatore teleidraulico della
Bilstein è regolabile su tre posizioni e dispone di
un’escursione di 170 mm.
Accanto alla scelta di carattere tecnico, la mancanza del
braccio del forcellone e del relativo gruppo
molla/ammortizzatore ne comporta anche una di carattere
funzionale, visto che consente l’impiego di una borsa-valigia
laterale piuttosto capace, senza accentuarne la sporgenza. Nei
primi anni Ottanta le enduro stradali diventano le moto
preferite per l’impiego turistico, e la soluzione offerta
dalla BMW ben si adegua a rispondere alle esigenze di chi si
trova alle prese con la necessità di caricare anche i bagagli.
|


Prima versione presentata
al Salone di Colonia
del 1987
|
|
Telaio
tradizionale
Il
resto del telaio rientra nei canoni BMW, con un doppia culla
chiusa in tubi a sezione ovale che presenta una geometria simile
a quella delle versioni impiegate sulle contemporanee R 45 e R
65 stradali. Le maggiori differenze le si riscontrano nell’avancorsa,
che passa da 96 a 117 mm, e nell’interasse che invece di 1390
è di 1495 mm. Il cannotto di sterzo presenta un’inclinazione
di 28°85’ e lo sterzo è montato su cuscinetti a rulli
conici.
La parte posteriore e inferiore del telaio è imbullonata per
consentire di sfilare il gruppo motore-cambio per manutenzione o
sostituzione. La forcella anteriore è una telescopica a perno
avanzato costruita dalla stessa BMW. Ha gli steli da 36 mm di
diametro e presenta un’escursione di 200 mm. Entrambe le ruote
sono a raggi con i cerchi in lega leggera. L’anteriore monta
un pneumatico da 3,00 x 21 e il posteriore da 4,00 x 18.
Entrambi gli pneumatici sono degli scolpiti siglati
“Enduro”. L’impianto frenante è composto da un singolo
disco anteriore da 260 mm di diametro e da un tamburo centrale
posteriore da 200 mm. Il freno anteriore è della italiana
Brembo ed impiega pastiglie semi metalliche che non contengono
amianto.
Per soddisfare eventuali esigenze dei clienti , la forcella è
predisposta per consentire l’impiego di un doppio disco.
Infatti, sul fodero sinistro ci sono gli attacchi per il
montaggio di un secondo disco.
Sotto il profilo estetico la moto è completata dal serbatoio
della linea leggermente squadrata. Nonostante la capacità di
19,5 litri l’ingombro è contenuto. Il “Paris-Dakar style”
sulle moto di serie inizierà a farsi sentire solo qualche anno
dopo e anche la BMW vi si adeguerà sia con la realizzazione di
una versione specifica sia con la commercializzazione di
componenti per equipaggiare i modelli già in circolazione. Tra
le novità estetiche c’è anche la sella di colore arancio
scuro che, abbinato al bianco del serbatoio e alle due tonalità
di blu delle ginocchiere, garantisce alla R 80 GS anche il
merito di avere “rotto” con la tradizione delle tinti BMW.
Anche la sella è realizzata con un occhio di riguardo nella
ricerca della leggerezza, con il fondo in materiale plastico. La
necessità di contenere il peso, però, non influisce sulla
dotazione degli attrezzi di
bordo o sulla presenza della cassetta di pronto soccorso,
così come della pompa per il gonfiaggio degli pneumatici, che
sono contenuti sotto il serbatoio e sotto la sella. Prima di
passare all’analisi del motore si devono spendere due parole
sulla pozione di guida. Anche se i 900 mm d’altezza della
sella possono creare qualche problema quando si devono mettere i
piedi a terra, le pedane poggiapiedi piuttosto arretrate e
rialzate e l’ampiezza del manubrio consentono di guidare in
posizione naturale. L’angolo delle ginocchia, quello delle
cosce con il bacino e quello delle braccia rispetto al tronco è
di circa 90°, senza affaticare anche dopo diverse ore di guida.
Se questa posizione di guida è ideale per il turismo a largo
raggio, si rivela altrettanto positiva nel fuoristrada. In
questa condizione il pregio maggiore della R 80 GS scaturisce
dalla facilità con cui si passa dalla posizione seduta a quella
in piedi ritti sulle pedane. Quando si affrontano tratti di
fuoristrada impegnativo con la R 80 GS, la guida in piedi
diventa quasi indispensabile, per compensare con gli spostamenti
del corpo i limiti di maneggevolezza della moto. Il peso
dichiarato, almeno in relazione alla cilindrata, è più
contenuto di quanto lasci immaginare la stazza della moto, ma si
tratta pur sempre di 167 chili che, in condizioni di marcia, non
sono lontani dalla soglia dei due quintali. Se a questo
aggiungiamo l’ingombro trasversale del motore, non diventa
difficile comprendere come la maneggevolezza non sia proprio uno
dei punti forti della R 80 GS, almeno nell’ideale confronto
con le “piccole” entrofuoristrada giapponesi contemporanee.
|
|
Un motore esuberante
Quella
che potremmo chiamare la scommessa dei tecnici tedeschi, però,
non si gioca solo sui sassi coperti di foglie viscide di una
mulattiera tra i boschi. Anzi, anche se alla Valli Bergamasche e
nel Campionato europeo di regolarità Rolf Witthoft coglie il
successo di classe alla guida di un modello derivato dalla R 80
GS e con cilindrata portata a 860 cm3. Il “terreno” ideale
per giocare la scommessa diventa quello entrofuoristrada, che
però come fuoristrada si riduce a qualche tratta sterrato, che
i mototuristi europei scelgono con sempre maggior frequenza per
le loro vacanze in moto. Alla “tradizione” che vuole le BMW
come le moto più idonee per le lunghe percorrenze, si aggiunge
la risonanza che arriva dalle “imprese” africane, con le
vittorie di Aubert Auriol prima e di Gaston Rahier dopo alla
Parigi-Dakar e al Rally dei Faraoni.
Prima che sul piano commerciale, la BMW vince la “scommessa”
sul piano agonistico. La Parigi-Dakar diventa una delle
competizioni più seguite e il suo nome evoca subito
l’immagine dell’avventura, del coraggio, ma anche di
un’attenta preparazione tecnica dei mezzi che riescono a
concluderla. Fino alla comparsa della R 80 GS, le
caratteristiche richieste alle motociclette sembrano essere la
leggerezza e la maneggevolezza. L’impiego di una bicilindrica
di grossa cilindrata appare utopistico. Invece, la BMW dimostra
che è la carta vincente, e il susseguirsi dei suoi successi
costringe ad adeguarsi tutte le Case che vogliono puntare al
vertice. Per equipaggiare la R 80 GS la BMW non ricorre ad un
nuovo motore, ma impiega quello della R 80/7 che viene
sottoposto a parziali aggiornamenti. Le teste e i cilindri sono
sempre in lega leggera, ma le canne non sono più in ghisa e
vengono trattate al “galnical” per limitare il peso, offrire
un miglior raffreddamento e diminuire le tolleranze tra i
pistoni e le canne stesse. Con misure di alesaggio e corsa di
84,8 x 70,6 mm la cilindrata complessiva è di 797,5 cm3. Con un
rapporto di compressione di 8,2 a 1 la potenza massima
dichiarata è di 50 CV a 6500 giri/min.
Se la potenza è tale da assicurare prestazioni paragonabili a
quelle di una moto stradale, è il valore di coppia massima di
5,785 kgm a 5000 giri/min a confermare come grazie a questo
motore la R 80 GS possa affrontare qualsiasi tipo di percorso,
compresi quelli più difficili che potrebbero mettere in
difficoltà il telaio. L’erogazione del motore si fa sentire
già a 2000 giri/min, consentendo di trarsi d’impaccio da
qualsiasi situazione. La distribuzione è sempre ad aste e
bilancieri, che può essere registrata svitando i tre dadi che
trattengono il coperchio delle teste. Per l’accensione viene
impiegato un nuovo modello elettronico della Bosch, che limita
gli interventi di manutenzione alla sola verifica
dell’anticipo. La scelta del tipo d’avviamento viene
lasciata all’acquirente. A richiesta la moto può essere
equipaggiata anche con l’avviamento elettrico. Quello a pedale
tiene fede alla tradizione BMW di non richiedere sforzi
eccessivi e di “funzionare al primo colpo”, ma la praticità
della semplice pressione su un bottone, spinge la maggior parte
degli acquirenti a scegliere quello elettrico.
I carburatori sono i Bing V 64/II con diffusore da 32 mm
impiegati anche dalla R 80/7, ma con una nuova cassetta
d’aspirazione che contiene il filtro a cartuccia di carta. La
trasmissione primaria è ad ingranaggi e la frizione resta a
disco singolo a secco ma, rispetto a quella della 80/7, è stata
alleggerita del 40%. Il cambio è sempre a cinque rapporti del
tipo in cascata con innesti frontali e la trasmissione finale,
come giù ricordato, è ad albero cardanico e coppia conica.
È inedito, invece, il complesso di scarico: i due tubi che
escono dai cilindri confluiscono in una camera di espansione da
dove parte un solo tubo per formare la marmitta. Questa esce sul
lato sinistro accanto al parafango posteriore, contribuendo a
riempire il “vuoto” lasciato dalla mancanza del gruppo
molla/ammortizzatore e dal braccio del forcellone.
|


Due viste in
trasparenza del boxer derivato da quello della R80/7. Rispetto a
questo motore, quello della R80GS ha le canne dei cilindri al
Galnical. La potenza massima raggiunge i 50 CV a 6500 giri/min.
La frizione è monodisco a secco e il cambio a cinque rapporti.
|
|
Sempre valida
Con
una velocità massima che sfiora i 170 km/h in posizione
abbassata, ma con i 160 km/h che possono essere considerati la
velocità di crociera guidando in posizione rialzata, la R 80 GS
si dimostra idonea anche all’impiego stradale. È veloce, è
brillante, con un tempo inferiore ai 14” per percorrere i 400
metri, e presenta consumi contenuti in circa 20 km/litro, almeno
in relazione alle prestazioni, alla mole e alla cilindrata. A
questo si devono aggiungere il confort di guida, lo spazio per
l’eventuale passeggero e le capacità di carico per i bagagli.
Qualche limite in più lo si riscontra nel fuoristrada, anche se
ai limiti della moto molto spesso si devono sommare quelli dei
piloti. L’ingombro trasversale dei due cilindri, la reazione
della trasmissione cardanica e il peso si rivelano come grossi
deterrenti che spingono molti piloti a rinunciare ad impiegarla
su terreni che non siano ben levigati e piuttosto consistenti.
Una volta superate le “paure” iniziali, però, la R 80 GS
soddisfa anche in questi frangenti. Se di limiti si vuole
parlare, comunque, questi sono concentrati nell’avantreno. La forcella tende a svergolarsi e il freno
evidenzia un calo di potenza se molto sollecitato.
|
|
La tecnica
del PARALEVER
Il
passaggio dal classico forcellone oscillante, caratteristico di
tutte le bicilindriche BMW a partire dalla R 69, alla soluzione
“Paralever” merita di essere esaminato nei dettagli per
meglio comprendere la portata dell’innovazione. Il piazzare
direttamente l’albero di trasmissione all’interno del
braccio del forcellone, che in qualche modo deriva dalla
soluzione adottata dall’ingegnere romano Carlo Gianini sulla
quattro cilindri da competizione da lui progettata per la Moto
Guzzi prima del 1952, offre indubbiamente il vantaggio di una
soluzione pratica, semplice da realizzare e “pulita”
nell’insieme.
La presenza di un solo giunto cardanico in corrispondenza dello
snodo del forcellone porta però a forti differenze di velocità
istantanea di rotazione durante un giro dell’albero o, in
altre parole, ad una trasmissione non “omocinetica”. Questa
fluttuazione della velocità istantanea di rotazione (e quindi
anche della coppia), diventa tanto più grande quanto maggiore
è l’angolo che il forcellone viene a formare con l’asse di
uscita dal cambio e quindi si esalta quanto più grande è
l’estensione della corsa della ruota posteriore. Ovvio quindi
che un fenomeno accettabile sulle versioni stradali si sia
esaltato sulla versione GS da fuoristrada.
La soluzione Paralever dispone invece di due giunti cardanici
che, anche se l’asse di uscita dal cambio non è parallelo a
quello di entrata nella coppia conica finale, riducono
fortemente queste variazioni cicliche rendendo la trasmissione
“praticamente” omocinetica.
Ma con la nuova soluzione è stato introdotto anche un alto
grosso vantaggio che viene messo in evidenza dai disegni che
corredano queste note. Nella figura in alto vediamo come sulla
ruota posteriore, nel punto di contatto con il terreno, agisca
la forza RA che è la risultante di altre due forze: la reazione
A alla forza trasmessa dalla ruota al terreno e quella ^G
relativa al peso che grava sul punto di appoggio posteriore. Con
un forcellone tradizionale, l’angolo di azione di questa forza
si scosta dalla linea che collega il punto di contatto della
ruota al perno di snodo del forcellone dando luogo ad una coppia
che tende a sollevare la parte posteriore della moto in
accelerazione. Nel sistema Paralever, la configurazione dei due
bracci porta ad un centro virtuale di rotazione che sta sulla
convergenza dei due bracci e quindi è come se avessimo un
forcellone di questa lunghezza. Lo schizzo inferiore fa vedere
come questo centro stia sulla direzione della reazione RA e
quindi non si abbia più alcuna reazione anomala in
accelerazione.
Ovviamente, da un punto di vista costruttivo, la realizzazione
del braccio è molto più complessa
in quanto richiede un doppio snodo anche sulla fusione senza
compromettere la rigidezza trasversale dell’insieme.
|
|
Il peso degli
anni

Con
il passare degli anni arrivano anche le “risposte” tecniche
delle Case concorrenti. Sulla spinta di quanto si verifica nei
rally raid africani, si ampia il panorama delle enduro stradali
bicilindriche. Le prestazioni della R 80 GS, che agli inizi
degli anni Ottanta apparivano esuberanti, vengono superate dalle
moto concorrenti. Per continuare a godere dei favori dei clienti
non bastano piccoli interventi di natura estetica.
La flessione della quota di mercato che la BMW inizia a
registrare nella seconda metà degli anni Ottanta impone di
trovare nuove soluzioni. E come s’era verificato con la prima
versione della serie GS, novità non significa abbandono della
tradizione, anzi. Nel 1987 viene presentata la seconda versione
della GS. La novità di maggior riguardo, che compensa il
problema delle prestazioni, viene dall’ampliamento della
cilindrata. La BMW affianca una 1000 alla 800. le due moto sono
simili. Differiscono per l’assenza del capolino sul fanale
della 800, e per la presenza sulla 1000 del radiatore
dell’olio fissato sul tubo paragambe.
Come s’era verificato già nel 1980, il motore di 1000 cm3 è
derivato da quello di un modello stradale, la R 100 RS. Rispetto
alla versione di cilindrata inferiore, l’incremento di potenza
è di 10 CV, passando da quota a 50 a 60 pur mantenendo
invariato a 6500 giri/min il regime di rotazione. Quello che non
cambia, invece, sono gli ingombri e il peso. Le dimensioni non
variano, visto che la corsa di 70,6 mm è uguale per i motori
delle due cilindrate, e per entrambe le cilindrate viene
dichiarato un peso con il pieno di carburante (26 litri) di 210
chili. Oltre alla maggior potenza il motore di 1000 cm3 offre un
maggior valore di coppia, che nell’impiego in fuoristrada
offre grandi vantaggi di guida. Le due nuove GS, nonostante la
800 impieghi il motore della prima versione, sono profondamente
rinnovate anche nel telaio. La modifica principale riguarda
l’impiego della nuova sospensione posteriore “Paralever”,
che è descritta dettagliatamente nella pagina accanto, e
nell’uso del cerchio posteriore da 17”.
La legatura dei raggi ai bordi e non più al centro, soluzione
impiegata anche su quello anteriore, consente l’impiego di
pneumatici tubeless. Per ovviare ai limiti della prima versione
viene sostituita la forcella di produzione BMW con una Marzocchi
a perno avanzato, e il freno a disco, sempre della Grembo, ha un
diametro di 285 mm. Per evitare gli svergolamenti della prima
versione viene impiegato un perno ruota da 25 mm, di 8 mm più
grosso.
Una serie d’interventi che offrono nuova vitalità alla serie
GS, in attesa di venir coinvolta nella nuova “rivoluzione”
BMW dei motori boxer a quattro valvole.
Eugenio
Piazza
|


Due varianti
cromatiche della R 100 GS, la versione presentata nel 1987 con
cilindrata portata a 1000 cm3. Il nuovo motore ha
consentito un aumento di potenza di 10 CV rispetto alla versione
800 cm3, passando da 50 a 60 CV sempre a 6500 gir/min.
La R 100 GS è stata realizzata anche in versione Paris-Dakar
con capacità di serbatoio portata a 32 litri e i colori
"replica" di quella che vinse la "Dakar"
|
Testi e foto tratte da "Legend
Bike" anno 9 n.93 marzo 2000
|
|